L'inventario del Fondo Palma racconta due secoli di storia aprutina
È da oggi disponibile, online e presso la Sala Studio dell'Archivio di Stato di Teramo, l'inventario analitico del fondo della famiglia Palma, protagonista della storia culturale e amministrativa del territorio aprutino nel corso del Settecento e la prima metà dell'Ottocento.
La famiglia Palma, originaria di Màsseri, frazione di Campli, si era trasferita successivamente a Teramo, consolidando nel corso di più generazioni un patrimonio fondiario e un ruolo pubblico di primo piano. Il fondo documenta principalmente le attività patrimoniali e pubbliche di Giampalma, Niccola, Emanuele, Pancrazio e Vincenzo Palma, i cui incarichi attraversano i mutamenti istituzionali tra fine Settecento e Restaurazione: Giampalma fu economo regio della Diocesi di Campli sia in epoca borbonica sia durante il periodo napoleonico; Vincenzo ricoprì la carica di Ricevitore dei Demani nel distretto di Penne; Pancrazio fu membro del Consiglio Generale della Provincia di Teramo; Emanuele fu percettore delle contribuzioni dirette nel circondario di Nereto.
Tra le figure della famiglia spicca il canonico Niccola Palma (1777–1840), autore della Storia ecclesiastica e civile della regione più settentrionale del Regno di Napoli detta dagli antichi Praetutium, ne’ bassi tempi Aprutium oggi città di Teramo e diocesi aprutina. (Teramo, 1832-1836), opera fondamentale per la storiografia locale, più volte richiamata come riferimento bibliografico nello stesso inventario.
Oltre alle vicende pubbliche e patrimoniali, la documentazione restituisce anche i legami personali, economici e affettivi che intercorrevano tra i membri della famiglia e i loro collaboratori: dalle lettere per la ricerca di un'opportuna consorte per il giovane Giampalma, con valutazioni su moralità e dote delle candidate, alla corrispondenza affettuosa della domestica di famiglia Serafina Sorgi, fino alle carte relative agli studi scolastici dei giovani Palma: un insieme che offre uno spaccato prezioso della vita quotidiana e sociale del territorio teramano.
Il fondo si compone di 10 buste, per un totale di 320 unità inventariate tra fascicoli e sottofascicoli, e comprende tipologie documentarie eterogenee: corrispondenza privata e d'ufficio, atti notarili, cause civili, ricevute di canoni enfiteutici, conti patrimoniali, documenti relativi a benefici ecclesiastici e cariche pubbliche. Gli estremi cronologici vanno dal 1776 al 1914, ma il fondo conserva anche testimonianze di epoca anteriore: la Serie 2 (AS-Te, Fondo Palma, Serie 2, b.2, fasc.2) include otto regesti di pergamene duecentesche del Monastero di San Giovanni a Scorzone (dal 1234 al 1292), mentre la serie miscellanea (AS-Te, Fondo Palma, Serie 6/Miscellanea, b.8, fasc.2) raccoglie copie ottocentesche di atti del XVI secolo, a testimonianza di rapporti patrimoniali e giurisdizionali di lunga durata.
Il limite cronologico superiore del fondo è segnato dalle carte del primo Novecento (1905-1914) relative alla costruzione del "casinetto" di proprietà di Pancrazio e Giovanni Palma, situato nella zona nota come San Venanzo, presso Teramo, dove sorgeva l'omonima chiesetta, demolita nel 1831 per realizzare l'attuale Piazza Garibaldi, e che tra il 1889 e il 1917, con la costruzione del borgo neogotico dell'artista Gennaro Della Monica, avrebbe assunto il nome di quartiere Castello. Le carte documentano nel dettaglio i lavori di muratura, falegnameria (incluso un pavimento in quercia), fabbro e decorazione pittorica, quest'ultima ad opera del pittore Pasquale Matè.
L'inventario è stato strutturato in sei serie, organizzate attorno alle principali figure della famiglia intorno alle quali si è aggregata nel tempo la documentazione: Serie 1 Giampalma Palma (1740–1813); Serie 2 Niccola Palma (1777–1840); Serie 3 Emanuele II Palma (1790–1860); Serie 4 Pancrazio Palma (1781–1850); Serie 5 Vincenzo Palma (1785–1868); Serie 6 "Raccolta/miscellanea", che raccoglie materiali di provenienza eterogenea, tra cui le già citate copie di atti cinquecenteschi, opuscoli a stampa e carte relative a più rami della famiglia.
Il complesso documentario presenta, in alcuni punti, segni di degrado che hanno reso opportuna una particolare attenzione nella fase di riordino e descrizione, al fine di favorire una migliore consultabilità e conservazione del materiale.
L'Archivio di Stato di Teramo ha ricevuto in donazione la documentazione del Fondo Palma nel 2013, arricchendo così il proprio patrimonio con un archivio di famiglia di lunga durata, particolarmente significativo per la ricostruzione delle vicende patrimoniali, ecclesiastiche e amministrative del territorio teramano tra Settecento e Ottocento.
